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The novel is a wonder: la prima impressione di Perkins su “The Great Gatsby”

13 agosto 2016

perkins

Nov. 18, 1924

Dear Scott:

I think the novel is a wonder. I’m taking it home to read again and shall then write my impressions in full;—but it has vitality to an extraordinary degree, and glamour, and a great deal of underlying thought of unusual quality. It has a kind of mystic atmosphere at times that you infused into parts of “Paradise” and have not since used. It is a marvelous fusion, into a unity of presentation, of the extraordinary incongruities of life today. And as for sheer writing, it’s astonishing.

Now deal with this question: various gentlemen here don’t like the title,—in fact none like it but me. To me, the strange incongruity of the words in it sound the note of the book. But the objectors are more practical men than I. Consider as quickly as you can the question of a change.

But if you do not change, you will have to leave that note off the wrap. Its presence would injure it too much;—and good as the wrap always seemed, it now seems a masterpiece for this book. So judge of the value of the title when it stands alone and write or cable your decision the instant you can.

With congratulations, I am,
Yours,

[Maxwell E. Perkins]

Abbi pazienza e fidati di me, parola di F. Scott Fitzgerald

25 aprile 2016
“What I’m trying to say is just I’ll have to ask you to have patience about the book and trust me that at last, or at least for the 1st time in years, I’m doing the best I can. I’ve gotten in dozen of bad habits that I’m trying to get rid of
1. Laziness
2. Referring everything to Zelda — a terrible habit, nothing ought to be referred to anybody until it’s finished
3. Word consciusness — self doubt
 
etc etc etc etc etc
 
F. Scott Fitzgerald, lettera a Maxwell Perkins, 10 aprile 1924

La fine di un intoccabile

19 marzo 2012

[…] ero il re della sua casa editrice, suo primo e massimo autore; trattavo con lui direttamente, in casa mia, senza trafila di ragionieri e contabili; ricevevo puntualissimamente i rendiconti, su cui non avevo mai nulla da eccepire: e il mio reddito annuo s’era consolidato di maniera che io, anno per anno, potevo farci il più sicuro affidamento. […]
Tutta la vita io avevo lavorato a costruirmi pietra su pietra questa solida base dei miei libri, su cui avevo edificata la mia comoda casa: me la vedo tutt’a un tratto ridurre a un misero nido di grillo, a cui non riesco nemmeno a far le spese. E a un minimo cenno di mie giuste lagnanze, Voi avete il coraggio di scrivermi che se non sono contento di Voi, mi lasciate libero di rivolgermi ad altri. Ma mi dite, caro Mondadori, come posso, con questi risultati, e il disordine della Vostra contabilità, e la saltuarietà della Vostra attenzione sulla mia opera, essere contento di Voi? Spetta forse a un altro riparare al danno che non potete negare mi sia venuto da Voi?

Luigi Pirandello a Arnoldo Mondadori, primi anni Trenta

Caro Bompiani

13 febbraio 2012

Caro Bompiani,

la primavera in fior mena speranze nel cuore dei giovani scrittori, e il mio continua a trepidare nell’attesa. Lo pubblichiamo allora questo romanzetto? […]

Raffaele La Capria, 12 aprile 1952