Posts Tagged ‘Luca Briasco’

C’era qualcosa di insolito in quel rituale domenicale

25 agosto 2016

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C’era qualcosa di insolito, in quella domenica di festa che li attendeva: un rituale già quasi in disuso, ma che i Niven e gli Sheringham si tenevano ben stretto, come del resto faceva il mondo intero, o comunque il mondo del Berkshire, e per le medesime ragioni, frammiste di tristezza e di nostalgia. Del resto, i Niven e gli Sheringham si stringevano gli uni agli altri ben più di quanto non fosse stato loro costume in passato, come se fossero divenuti parte di un’unica famiglia, decimata.

Graham Swift, Un giorno di festa, Neri Pozza, traduzione di Luca Briasco

Come sarebbe stato vivere senza consolazioni, o senza il desiderio di esse?

7 dicembre 2013

Nessuno poteva trascorrere tutta la vita in un luogo senza sentirne la mancanza una volta che l’avesse abbandonato. Le fallacie patetiche, le proiezioni, sostituzioni e dislocamenti facevano tutti parte del traffico che inevitabilmente si stabilisce tra una mente e il paesaggio che la circonda, ma vista l’intensità patologica che aveva conferito a quelle attività, per Patrick era vitale comprenderne il significato ultimo. Come sarebbe stato vivere senza consolazioni, o senza il desiderio di esse? Non lo avrebbe mai scoperto, se non avesse sradicato il sistema consolatorio che aveva preso vita sulla collina di Saint-Nazaire per poi estendersi a ogni armadietto dei medicinali, a ogni letto e a ogni bottiglia in cui si fosse imbattuto; surrogati che surrogavano altri surrogati: il sistema era sempre più essenziale rispetto ai contenuti, e ancor più essenziale era l’atto mentale alla base del sistema stesso. E se i ricordi fossero stati ricordi e nient’altro, senza alcun potere consolatorio o persecutorio? Sarebbero esistiti, in quel caso, o era sempre una pressione di tipo emotivo a evocare immagini da quello che potenzialmente era l’intero campo delle esperienze vissute? Ma se le cose stavano in quei termini, dovevano comunque esistere bibliotecari migliori del panico, del risentimento e della nostalgia divorante, per frugare tra gli scaffali bui e sovraccarichi.

Edward St Aubyn, Lieto fine, Neri Pozza, traduzione di Luca Briasco

Non togliermi la mia dose di ironia

27 novembre 2013

«Se mi si presenta un’opportunità per fare dell’ironia…».
«La cogli sempre al volo».
«È la dipendenza peggiore in assoluto» disse Patrick. «Altro che l’eroina. Non esiste impresa più disperata che cercare di abbandonare l’ironia, il bisogno profondo di intendere una cosa e il suo contrario, di essere in due posti nello stesso istante, di sfuggire alla catastrofe dei significati inequivocabili».
«Non farlo!» esclamò Julia. «Ho già abbastanza problemi a mettermi i cerotti alla nicotina quando in realtà ancora fumo. Non togliermi la mia dose di ironia» lo implorò, afferrandolo con teatralità per un braccio. «O almeno, lasciami un briciolo di sarcasmo».
«Il sarcasmo non conta. Implica una sola cosa: disprezzo».
«Sei sempre stato fissato con la qualità» disse Julia. «Ma ad alcuni di noi il sarcasmo piace».

Edward St Aubyn, Lieto fine, Neri Pozza, traduzione di Luca Briasco

La vita per Patrick Melrose

25 novembre 2013

«Stavo pensando che una vita è solo la storia di tutto ciò cui prestiamo attenzione» disse Patrick. «Il resto è paccottiglia».

Edward St Aubyn, Lieto fine, Neri Pozza, traduzione di Luca Briasco