Posts Tagged ‘marcos y marcos’

Adesso scrivo per me, con la mia minuta calligrafia da orefice

10 settembre 2015

Le quattro del mattino. Fine dicembre. Adesso scrivo per me, a mano, con la mia minuta calligrafia da orefice, in questo appartamento appena affittato, semivuoto, mentre dietro ai vetri la neve cade dolcemente su questa Clinton Street in cui ormai non suona più la musica di cui parlava Cohen. Scrivo per me. Non ho nessun altro a cui scrivere. Non ho nessun altro adesso che non c’è Celia. Ho fumato tre sigarette cercando le parole, l’inizio, il la di questa storia che oggi mi racconto, ma dove trovarlo? Come? Come, se non c’è inizio e la fine che ha segnato la mia vita, quella fine di tanti anni fa, è a soli sei giorni da questa notte newyorkese?

Elia Barceló, Il segreto dell’orefice, marcos y marcos

I libri sono quello che ci salva

6 luglio 2015

miriam toews

Mia madre continuava a dire una frase. Non può essere vero, ha detto, quando Will le ha consigliato di sedersi. Non può essere vero, ha detto, quando Nora l’ha abbracciata e le ha detto che Elf aveva smesso di soffrire. Non può essere vero, ha detto, quando Nic l’ha ringraziata per aver messo al mondo Elf, il suo unico amore. Non può essere vero, ha detto, quando tutti noi abbiamo risposto, quasi all’unisono, con la parola respira dopo che aveva domandato e adesso?
Era una bella casa. Ho guardato gli spartiti di Elf impilati con cura sopra il pianoforte. Ho guardato i pezzi di vetro che aveva collezionato negli anni, disposti con cura su uno scaffale. Bene, Elf, ho pensato, sei davvero furba. Fare in modo che ti lasci da sola col pretesto di mandarlo a prendere dei libri. In biblioteca. Ovvio che l’avrebbe fatto. I libri sono quello che ci salva. I libri sono quello che non ci salva. Ovvio.

Miriam Toews, I miei piccoli dispiaceri, marcos y marcos, traduzione di Maurizia Balmelli

Benvenuti nella città più piccola del Canada

27 ottobre 2013

Algren era la città più piccola del Canada. Era scritto a chiare lettere su un vecchio cartello appena fuori del confine urbano e quando Knute aveva controllato presso uno di quegli uffici che si trovano sulle pagine azzurre, le era stato detto che millecinquecento è il numero minimo di abitanti che deve avere una città. E tanti ne aveva Algren. Ne avesse avuto uno in meno sarebbe stata un paese e anche solo uno in più sarebbe stata una città più grande. Al pari di ogni altra piccola città, del resto. Essere la più piccola costituiva il suo diritto alla celebrità.

MiriamTowes, Un tipo a posto, marcos y marcos

Amarezze

19 dicembre 2012

La vita è un dono amaro, eh?

Miriam Toews, Mi chiamo Irma Voth, marcos y marcos

Inizi

8 novembre 2012

Alle superiori avevo un insegnante fuori dalle convenzioni della nostra società. Mi faceva leggere Dostoevskij, Dickens, Steinbeck. Ho scoperto per la prima volta che gli scrittori vivono raccontando storie, mi sentivo sollevata da terra. Volevo fare quello. E la fortuna di esserci riuscita mi ha messo in movimento e mi ha aperto un mondo che ancora mi affascina, mi dà vita e ispirazione. Devo ringraziare molto quella persona che da ragazza mi ha inconsapevolmente spinta altrove.

Miriam Towes

Romanzo come forma d’arte

26 settembre 2012

Il romanzo è una forma d’arte e non può essere soltanto un’esperienza catartica. Deve essere sostenuto dalla bellezza e dalla verità.

Miriam Towes