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Gilead, le rose, proposta di matrimonio

20 dicembre 2015

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Ha una voce incredibilmente soave. Il fatto che al mondo esistesse una voce siffatta e che io fossi l’uomo destinato ad ascoltarla, mi sembrò allora e mi sembra anche adesso una grazia insondabile.
Cominciò a venire a casa mia insieme ad alcune delle altre donne, per prendere le tende da lavare, o sbrinare la ghiacciaia. E poi cominciò a venire da sola per prendersi cura del giardino. Lo fece diventare bellissimo e rigoglioso. E una sera, quando la trovai là, vicino alle splendide rose, le chiesi: – Come potrò sdebitarmi di tutto questo?
E lei mi rispose: – Dovrebbe sposarmi –. E lo feci.

Marilynne Robinson, Gilead, Einaudi, traduzione di Eva Kampmann

 
Tornarono indietro verso il centro di Gilead.
Lui disse: – Immagino che ancora non si fidi di me neanche un po’.
– È che in genere non mi fido del primo che capita. Non vedo perché dovrei -. Continuarono a camminare.
– Le rose sono bellissime. Quelle sulla tomba. È molto gentile occuparsene.
Lei si strinse nelle spalle. – Mi piacciono le rose.
– Sì, però vorrei potermi sdebitare in qualche modo.
Lei si sorprese a dire: – Dovrebbe sposarmi. – Lui si bloccò, e lei si allontanò attraversando la strada a passo frettoloso, il rossore della vergogna e della rabbia così cocente che questa volta di sicuro non avrebbe potuto continuare a vivere. Quando lui la raggiunse, quando le sfiorò il braccio, lei non osava guardarlo.
– Sì, – disse lui, – ha ragione. Lo farò.

Marilynne Robinson, Lila, Einaudi, traduzione di Eva Kampmann

Siamo persone, e basta

22 novembre 2015

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Entrando a Gilead si sentiva proprio come a quei tempi, con la differenza che adesso era sola. Doane diceva sempre: «Non siamo vagabondi, non siamo zingari, non siamo indiani selvaggi» quando voleva che i bambini si comportassero bene. Una volta lei aveva chiesto a Doll: – E cosa siamo allora? – e Doll le aveva risposto: – Siamo persone, e basta –. Ma Lila aveva capito che non era vero, o almeno non del tutto.

Marilynne Robinson, Lila, Einaudi, traduzione di Eva Kampmann