Posts Tagged ‘Piccola Biblioteca’

Eccentrica

17 aprile 2017

ninotchka1.jpg

Greta Lovisa Gustafsson quando recitò in Ninotchka aveva già trentatré anni, eppure al regista Lubitsch parve la più inibita attrice che avesse mai diretto. Ella arrossiva, imbarazzata di apparire ubriaca in una scena del film al ristorante. Lubitsch se ne compiacque: Ninotchka, fanatica marxista, doveva essere malata di moralismo. Altro pregio: la fronte della Garbo era sì bellissima; ma vasta in un viso oblungo: perfetta fisiognomica dell’anima malinconica. E l’enigma del suo carattere era tutto nell’inclinazione alla noia triste, proprio come quella che il comunismo generava. Ma almeno Greta Garbo, se rideva, era incantevole. Il ripiegarsi delle guance ingenuo, la bocca, i vasti occhi rassicuravano la vita come un sole che sorge dalle nubi.

Geminello Alvi, Eccentrici, Adelphi

Annunci

Il mio passato, la mia casa

2 gennaio 2016

Il mio passato, la mia casa, sono collegati da due scale: quella che uso io e quella che usano gli altri. La mia scala, partendo dai bassi seminterrati della mia infanzia, mi guida verso piccole stanze spoglie, stanze con solo un tavolo, stanze con nient’altro che un libro. Stanze intrise di colore, appesantite dal rosso, abbagliate dal giallo cromo. Stanze invernali di un bianco polare, stanze estive con il camino traboccante di fiori.
La scala principale è un’ampia e sicura rampa, che, partendo dal pianterreno, si muove verso l’alto in curve rassicuranti. È fatta di legno di quercia rigenerato. Non una sola asse di questa agevole strada pubblica è stata solcata da me. Mia madre, mio padre, i miei fratelli, le zie e gli zii l’hanno solcata negli anni, letteralmente solcata negli anni, così che il tempo è intrappolato sotto quelle assi sorridenti e lucide. L’hanno salita gradino a gradino, certi che sia l’unica via per accedere ai piani superiori.
«Sei sempre stata una bambina difficile» disse mia madre, appoggiandosi alla salda ringhiera. Sforzava gli occhi per guardare a ritroso nella cucina in penombra di quel tempo lontano, dove solevamo passare le nostre giornate. Si rivedeva giovane, affettuosa, superimpegnata, paziente, trascurata dal marito e vessata da una bambinetta silenziosa, restia a credere che le banane fossero l’unico frutto.

Jeanette Winterson, Arte e menzogne, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, traduzione di Chiara Spallino Rocca