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Essere a tal punto preoccupata per qualcuno da averne quasi paura

15 ottobre 2015

Allan Gurganus -- Playground

Ero fiera, certo; ma anche preoccupata e – a dirla tutta – sempre un po’ innervosita. Avevo paura per lei, mi capite? Già prevedevo, infastidita, lo sfinimento che la sua grande disponibilità sarebbe costata a lei, e quindi a me. Lasciava sempre aperta la porta di casa. Uccelli, topi, aria fredda, barboni, Testimoni di Geova, entrava di tutto e senza problemi.
E così può capitarti di essere a tal punto preoccupata per qualcuno da averne quasi paura. È sbagliato desiderare che un figlio superi sano e salvo – salvato da un sano egoismo – i diciott’anni? Sentivo cosa rischiava Cait per colpa di quell’eccesso di pregi.

Allan Gurganus, Anche le sante hanno una madre, Playground, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini

Echi di coppie cheeveriane

13 giugno 2014

Quattro anni e due figli possono far slittare il significato del silenzio in una coppia sposata. La quiete c’era ancora, ma adesso risuonava come il filtro esaurito di un condizionatore. Un tempo si rifugiavano nel silenzio per sfuggire alle chiacchiere altrui. Adesso le loro stesse congetture diventavano argomenti da evitare. Tuttavia, lei lo faceva sentire rispettato, e lui la faceva sentire affidabile, e poi troppo affidabile, e infine quasi scontata.

Allan Gurganus, Non abbiate paura, Playground

La mancanza

19 ottobre 2013

Su la schiena e guarda avanti. Perfetta frase da padre. La madre nutre. Abbraccia. È la casa con le sue sicurezze. Il padre aiuta a uscire e affrontare la paura del mondo. Insegna ad andare in bicicletta.

Gilberto Severini, Backstage, Playground

La morte è come una città scomparsa

19 marzo 2013

La morte è un po’ come una città scomparsa, come attraversare un passaggio che una volta era familiare ma che è stato trasformato radicalmente. È stato un errore pensare che la vita fosse come la terra solida che campestavo, e che ogni giorno avrei potuto percorrere i miei passi sullo stesso suolo. Perdere te — proprio te, che eri alle fondamenta del mio mondo — ha reso tutto il resto così precario, mi ha lasciata a vagare come un fantasma nella mia stessa vita.

Helen Humphreys, Notturno, Playground, traduzione di Fabio Viola

Stupide superstizioni

20 febbraio 2012

Isabelle chiude la finestra. Solleva la tenda e guarda il cespuglio di biancospino che tremola sul suo balcone. Isabelle è seminuda. Le sue gambe sono bianche. Bianche come i fiori del biancospino. Ma l’arbusto è malato.
Ha il colpo di fuoco batterico. Dal suo sesto piano, tramite impollinazione, potrebbe contagiare tutte le piante di Parigi. Da qualche mese, in Francia, sono vietati la vendita e l’acquisto di biancospini.
Isabelle dovrebbe sradicare e dare fuoco al suo arbusto. Ma è appena fiorito, ed erano due anni che Isabelle aspettava questo momento.
“Lo brucerò quando sarà fiorito del tutto… un attimo prima che diventi pericoloso”.

Jean Teulé, Rainbow per Rimbaud, Nutrimenti-Gog

 
Il fuoco ardeva continuamente nel retrocamera e regnava la dolcezza del biancospino.
Non si fa entrare il biancospino in casa, porta sfortuna; ma nella vita delle Hennessy non c’era spazio per la superstizione e la casa profumava di biancospino, turbata dal rumore dei treni lontani, e riscaldata da un fuoco di torba.

Desmond Hogan, L’ultima volta, Playground