Posts Tagged ‘premio Goncourt’

Céline: il premio Goncourt è una faccenda tra editori

15 agosto 2016

10 [dicembre 1932]

Cara N.
non sarò a Vienna prima del 2 o 3 gennaio. Ma verrò di certo HO IN TASCA IL BIGLIETTO. Il premio Goncourt è perso. È una faccenda tra editori. Ma il libro è un vero trionfo. Purtroppo! lei sa quanto mi facciano paura i trionfi. Non sono mai stato tanto avvilito. Questa canea umana che ti tormenta e t’insegue con la sua chiassosa volgarità è un orrore. Parto per Ginevra – domani – le scriverò da lì e da Berlino. Le farò sapere per telegramma il mio arrivo da Breslavia vero il 4 gen. Faccia dunque le sue vacanze senza problemi. Sono felice di poter passare qualche giorno con lei – tranquilli, tranquilli – prima di ritornare qui in tutto quest’orrore –
Il suo affezionatissimo
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

Céline alle amiche: sul Goncourt, sulla letteratura yoyo, sul Popo

14 agosto 2016

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dodici [novembre 1932]

Cara N.
è tanto tanto gentile ad aspettarmi e verrò certo a trovarla a Vienna verso il 5 o il 10 dic.
Questa recensione del libro mostra vera indipendenza di giudizio. Non conosco l’autore dell’articolo. Ma ci sono anche recensioni che mi coprono d’insulti e minacce. Non ha importanza, sono solo parole. Questi letterati s’eccitano molto con le parole e basta. Sono figli del Vento. Il mio disprezzo della letteratura è grande, N. Per me non è più importante dello yoyo. Io la pratico proprio come fosse uno yoyo. Perché la vita mi è atroce, perché devo pur passare il tempo e perché con lo yoyo vero non so giocare. Per il Goncourt ho scarsissime possibilità. Ne ho qualcuna, ma molto remota. Ci vorrebbe un miracolo. Non per il valore del libro yoyo che vale non meno d’un altro (è un’annata pessima) ma il tono anarchico dello stile può spaventarli molto. Una volta i giurati del Goncourt erano anarchici ma ora sono vecchi, non sono altro che zitellone conservatrici.
Per il resto, non ho molta fortuna in questo periodo della mia vita, ho mille problemi grandi e piccoli che m’assediano. Persone che ho aiutato molto, donne che ho tentato di strappare alla prostituzione e alla miseria mi danno addosso ignobilmente da ogni parte e possono farmi licenziare dal Dispensario! Ah, N.! la cattiveria umana e specie quella femminile in Francia è al suo culmine credo. Sono troppo curioso N., voglio sapere tante di quelle cose che mi caccio continuamente nei guai. Insomma speriamo che le cose si aggiustino. Non sono uno che si tira indietro, ma ci sono giorni in cui la Verità è troppo per me. Non sono abbastanza forte per guardarla in tutto il suo orrore umano e mondiale.
Lei è più tranquilla e molto equilibrata N. Non ha bisogno di rischi atroci per vivere. Io ho vissuto tanto in una tremenda tribolazione e credo d’essermi perversamente assuefatto. Dovrei scordare me stesso per poter scordare. Abbandonarmi su un mucchio di letame da qualche parte in un campo. Non sono più che una specie d’incubo ambulante che non ci tiene più tanto a continuare a vivere. Tutto questo non è molto bello, N. Mi scusi. Lo so che anche lei ha le sue tribolazioni e non è molto gentile da parte mia raccontarle le mie. Non lo farò più. Insomma stamattina mi lascio andare alle confidenze ma mi capita molto raramente. Viva il Popo! alla fine. Lui almeno non dice nulla, non parla, non scrive. S’accontenta di quello che uno gli dà. È il solo amico che ci resta.
Il suo affezionatissimo
Louis

Louis-Ferdinand Céline, Lettere alle amiche, Adelphi, traduzione di Nicola Muschitiello

Vivere con persone brutte

4 dicembre 2015

Io penso che quando si vive con una persona molto brutta, si finisce per volerle bene anche perché è brutta. Io penso che più sono racchie e più ne hanno bisogno e allora è ancora più facile.

Romain Gary, La vita davanti a sé, Neri Pozza, traduzione di Giovanni Bogliolo

A casa di Madame Rosa

30 novembre 2015

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Era dunque domenica e Madame Rosa aveva passato la mattinata a piangere; c’erano dei giorni che piangeva in continuazione senza motivo. Non bisognava disturbarla quando piangeva, perché erano i suoi momenti migliori. Ah, sì, mi ricordo anche che il piccolo Viet proprio quella mattina le aveva buscate perché si nascondeva sotto il letto quando suonavano alla porta, in tre anni che era senza nessuno aveva già cambiato famiglia una ventina di volte e ne aveva veramente abbastanza. Non so che cosa ne sia di lui ma un giorno lo andrò a trovare. D’altronde i campanelli da noi non piacevano a nessuno, perché avevamo sempre paura di un’ispezione dell’Assistenza Sociale. Madame Rosa aveva tutti i documenti falsi che voleva, si era organizzata con un suo amico ebreo che si occupava soltanto di queste cose da quando era ritornato vivo. Non mi ricordo più se ve l’ho detto, ma era anche protetta da un commissario di polizia che aveva allevato mentre sua madre diceva di fare la pettinatrice di provincia. Ma invidiosi ce n’è sempre e Madame Rosa aveva paura che la denunciassero.

Romain Gary, La vita davanti a sé, Neri Pozza, traduzione di Giovanni Bogliolo