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C’è anche questo tipo di libraio

18 Maggio 2016

La casa dove abitava era appartenuta a Dreyfuss, il quale aveva versato l’anticipo grazie a un’eredità in cui, dopo il suicidio della madre, aveva anche aperto un negozio di libri usati in una traversa di Piedmont Avenue. La casa aveva rispecchiato le condizioni della mente di Dreyfuss: per molto tempo abbastanza ordinata, poi sempre più ingombra di oggetti eccentrici come jukebox d’epoca, e infine piena zeppa di documenti per la sua “ricerca” e di cibarie per un “assedio” imminente. La sua libreria, che la gente si divertiva a visitare per l’esperienza di parlare con una persona più intelligente di loro (perché nessuno era più intelligente di Dreyfuss; aveva una memoria fotografica e sapeva risolvere a mente problemi scacchistici e logici di alto livello), si era riempita di odori putrescenti e paranoia. Dreyfuss ringhiava ai clienti mentre batteva gli acquisti alla cassa, e poi si mise a urlare contro chiunque entrasse, e poi cominciò a lanciare libri addosso alla gente, cosa che portò ad alcune visite della polizia, e di conseguenza a un’aggressione, e di conseguenza al suo ricovero forzato. Quando uscì, con la prescrizione di un nuovo cocktail di farmaci, Dreyfuss scoprì che il negozio non c’era più, il magazzino era stato liquidato per pagare l’affitto arretrato e i danni veri o inventati, e la casa era stata pignorata.

Jonathan Franzen, Purity, Einaudi, traduzione di Silvia Pareschi