Posts Tagged ‘Roberto Calasso’

Le riviste secondo Calasso

24 ottobre 2016

La rivista tradizionale è uno strumento rigido, che ha avuto la sua età aurea tra il 1890 e gli anni Trenta del Novecento, penso a «Commerce» di Marguerite Caetani, alla «Nouvelle Revue Française» o a «Corona» di Hofmannsthal, e presupponeva un tessuto di civiltà letteraria che oggi è venuto a mancare. Sullo schermo è possibile seguire strade nuove, quella per esempio della pubblicazione permanente: aggiungere, senza obbedire a scadenze, nuovi testi, che possono essere anche una glossa di poche righe, in un tacito gioco con il pubblico.
L’articolo completo qui.

Dino Messina, Roberto Calasso, le nozze fra un editore e internet, «Corriere della Sera», 25 maggio 2001

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La storia di Adephi

20 ottobre 2016

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La nostra storia della casa editrice Adelphi attraverso la lente della rassegna stampa.
Sono tanti anni che ci lavoriamo, è ancora imperfetta, altro materiale è in attesa di essere lavorato, ma intanto eccola.

Calasso su Einaudi

20 ottobre 2015

Giulio Einaudi cominciò probabilmente senza saperlo a praticare l’editoria come forma, spinto da una vocazione esigente e radicale. Fu allora che dovettero balenargli l’immagine dell’editore come Sommo Pedagogo ovvero come Sovrano che filtra, secondo suoi illuminati disegni, la materia di cui è fatta la cultura perché essa venga a poco a poco octroyée dal popolo.

Roberto Calasso, L’impronta dell’editore, Adelphi

Caso Mondazzoli, opinioni a confronto

6 ottobre 2015

mondazzoli, i numeri

lettera43.it, 5 ottobre 2015

Lorenzo Fazio, «Mondazzoli? L’Antitrust intervenga»Il gruppo di Berlusconi si prende il 40% del mercato. L’editore di Chiarelettere: «Bravo Silvio, ma ora l’autorità si comporti come con Feltrinelli e Messaggerie» di Gabriella Calarusso

Intervista a Lorenzo Fazio, editore di Chiarelettere

Sarà pure monopolista, ma Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di saper fare l’imprenditore.
Indubbiamente ha dimostrato ancora una volta di avere un grosso intuito. Con una cifra in fondo modesta si è assicurato l’acquisto del principale concorrente di Mondadori. Un po’ come è successo negli Anni 80, quando la Fiat comprò l’Alfa Romeo e il mercato delle automobili cambiò radicalmente finendo nelle mani di un unico marchio.

Sul mercato editoriale italiano ci sono altri attori però.
Esiste un altro polo, il gruppo Mauri-Spagnol, ci sono la Feltrinelli, la Giunti, la De Agostini. Il panorama è più variegato fortunatamente. E credo ci sia spazio per un’alternativa a Mondazzoli importante, significativa.

Molti scrittori temono la fine del pluralismo, anche il ministro Franceschini si dice preoccupato. Mi sembra che lei non giudichi così drammatica la situazione.
Penso che sia una situazione molto difficile per un abuso di posizione dominante: stiamo parlando di numeri molto diversi rispetto a quelli di altre concentrazioni editoriali all’estero.

Per esempio?
Random House e Penguin arrivano al 28% del mercato. Qui stiamo parlando di un 40%, e nel mercato dei tascabili, che è un segmento molto importante, parliamo di un monopolio assoluto della Mondazzoli che coprirà il 70%. In altri comparti arriva addirittura all’80%. Il problema c’è ed è enorme.

Il fatto che l’Adelphi sia rimasta fuori dalla fusione non potrebbe far rientrare il perimetro di Mondazzoli dentro i limiti Antitrust?
Bisognerà valutarlo, ma credo che sarebbe un po’ strano se l’Antitrust non intervenisse. Allo stesso tempo, è curioso che loro abbiano fatto tutta questa operazione senza essere sicuri del non intervento dell’Autorità. Consideriamo poi che chi pagherà una eventuale condanna è la Mondadori.

Su questo nei giorni scorsi si erano bloccate le trattative. In cambio dell’assunzione del rischio, l’ad di Mondadori Ernesto Mauri è riuscito a strappare uno sconto sul prezzo.
Ballano 5 milioni proprio per questo motivo.

Cosa potrebbe cedere Mondadori in caso di un pronunciamento negativo dell’Antitrust?
Non lo so, qualche anno fa si parlava anche della cessione dell’Einaudi, adesso non credo perché è comunque un fiore all’occhiello che va bene e porta utili. Difficile che possa liberarsene, mi sembrerebbe piuttosto strano.

Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri, dice che la fusione era nelle cose, nessuno scandalo: ormai la competizione sul mercato internazionale è tra colossi.
Lo dice anche Ferrari, lo dicono tutti alla Mondadori. È vero che stiamo parlando di numeri ridicoli rispetto a quelli del mercato dell’editoria anglosassone: per fatturato, numero di copie, Mondazzoli è poca roba al confronto. E dunque dal loro punto di vista è giusto e normale che ci si attrezzi per affrontare la concorrenza straniera e anche difendersi da eventuali campagne acquisti da parte di gruppi stranieri.

Il problema è sul mercato interno?
Proprio perché ha dei numeri così piccoli, il fatto che ci sia un operatore monopolista così imponente, è uno snaturamento del mercato stesso, che obbliga altri editori a delle politiche inevitabilmente difensive. Le condizioni che Mondazzoli detterà in libreria saranno quelle che faranno loro più comodo, ovviamente.

Sui prezzi?
Sulla scontistica, sulle campagne, su tutti gli aspetti legati alla vendita. Ci sarà anche meno concorrenza sull’acquisto di libri e di autori.

Non potrebbe invece aprirsi un nuovo spazio per le case editrici più piccole? Molti autori potrebbero voler fuggire dal grande Leviatano.
Questo è verissimo. E noi editori più piccoli dovremo riuscire ad approfittarne, per rilanciare l’idea che c’è in Italia un’alternativa fatta di libri, editori, autori liberi che credono nella cultura, la base del progresso civile.

La nascita di Mondazzoli potrebbe favorire un processo federativo tra le case editrici minori?
Già c’è stata un’alleanza importante nei mesi scorsi tra Feltrinelli e Messaggerie per quanto riguarda la distribuzione dei libri. È un segnale, una sorta di risposta a quello che è avvenuto con Mondadori-Rizzoli. Penso che sì, sicuramente ci saranno delle evoluzioni. Non dimentichiamo però che su Feltrinelli-Messaggerie è intervenuta l’Antitrust, chiedendo delle modifiche a quell’accordo. Mi stupirebbe se ora l’Autorità non dicesse nulla.

Se dovesse tacere?
Ci sarebbero delle ricadute, delle conseguenze, sono possibili tante cose, altre alleanze, liberi tutti. La libertà non può essere garantita solo a Mondadori. A quel punto ce la prendiamo tutti.

Come mai nessun gruppo editoriale oltre a Mondadori ha manifestato interesse per Rcs Libri che pure è in utile?
Non è una passeggiata prendersi l’onere della Rizzoli Libri. Da una parte ha un catalogo significativo, dall’altra ha delle sacche di inefficienza e spese molto alte, per la Mondadori non sarà facile riuscire a governare questo gruppo.

carlofesta.blog.ilsole24ore.com, 5 ottobre 2015
I gioielli di famiglia di Rcs rilanciano la galassia Fininvest con i super poli delle radio e dei libri di Carlo Festa

C’è un gruppo che deve vendersi tutti i gioielli di famiglia per trovare un rimedio al pesante indebitamento eredità di gestioni passate disinvolte. E c’è un altro gruppo, in difficoltà ma per altri motivi, che con quei gioielli di famiglia si sta salvando e rilanciando. La cessione di Rizzoli libri a Mondadori per 127,5 milioni di euro porterà alla costituzione del maggior gruppo attivo nei libri in Italia, con una quota di mercato di quasi il 40%. Ma, al di là dell’operazione in sé che ha grande senso industriale per il settore, propone due filosofie differenti per due dei maggiori gruppi “media” in Italia. Da una parte una filosofia di breve periodo e di sopravvivenza, dall’altra una filosofia di sviluppo e rilancio di business in difficoltà. Diciamolo chiaramente: Rcs ha dovuto cedere uno dopo l’altro i suoi gioielli (per cominciare con il palazzo di via Solferino per continuare con la chiusura o cessione di alcune sue riviste storiche e ancora con la quota nelle radio e per finire con i libri Rizzoli) per ridurre l’indebitamento “monstre” frutto della campagna iberica di qualche anno fa. Si è scelta la strada dei tagli a 360 gradi per venire incontro alle richieste delle banche (esposte per oltre 500 milioni). E di quegli azionisti che non hanno voluto metter mano alle proprie finanze per lanciare un nuovo aumento di capitale che avrebbe evitato qualche cessione.

Se da una parte questa è stata la strategia di Rcs, dall’altra parte c’è un gruppo come Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, che grazie a questi gioielli di famiglia sta risorgendo. Non si può certo dire che via Paleocapa non stia mostrando coraggio nelle sue ultime strategie. In forte difficoltà con il suo business, al punto che ormai veniva vista come preda di qualche gruppo europeo interessato alle tante sue attività, Fininvest ha risposto con un super attivismo. Certo ha preso qualche botta in questo suo muoversi (basta pensare alla vicenda delle torri Ei Towers oppure alla telenovela ormai ridicola di Mr Bee sul Milan) ma complessivamente ha fatto scelte lungimiranti e di coraggio. Su Mediaset è andata allo scontro frontale con Sky andando a spendere 700 milioni per la Champions con l’obiettivo di guadagnare 500mila abbonati per Premium. E poi ha rilevato i gioielli di famiglia di Rcs, cioè le radio e i libri. Queste attività infatti non andavano male, anzi erano business in salute e leader in Italia. La strategia di Fininvest è stata geniale: creare dei super poli in Italia, l’unica filosofia vincente in settori dove ormai solo la massa critica e le sinergie può portare redditività. Così assieme alla famiglia Hazan ha rilevato le radio di Rcs contenute in Finelco (cioè radio Montecarlo, Virgin e Radio 105) unendole con Radio 101 di Mondadori. Da rilevare che le radio di Finelco, cioè le ex radio Rcs, sono leader in Italia per crescita di ascolti. Inoltre il settore radio è uno dei pochi in crescita come raccolta pubblicitaria nei “media”. Ma non è finita qui: il colpo da maestro è stato sui libri. Tutti sanno che Mondadori era in forte difficoltà: ma Fininvest si è inventata il “gollazzo”. Ha prima comprato da Mondadori Radio 101 per dotare la casa editrice dei mezzi finanziari necessari. Poi è andata a finalizzare l’acquisizione di Rizzoli da Rcs. E anche qui Fininvest è stata lungimirante: basandosi su studi delle banche d’affari che indicavano il consolidamento come unica soluzione per essere redditizi nell’editoria tradizionale, ha unito le librerie Mondadori con quelle Rizzoli costituendo il campione italiano. Insomma, a Fininvest e alle sue aziende del gruppo si potranno fare altre critiche, ma non certo che non abbiano una strategia di crescita. Se dunque via Paleocapa e Segrate possono ora sognare il rilancio, resta da capire cosa farà Rcs. Non poteva lei stessa sviluppare il valore delle radio e dei suoi libri invece di vendere tutto? Non c’erano davvero altre soluzioni? Per gli analisti l’operazione dovrebbe consentirle di rinegoziare con le banche i termini del debito ed evitare il rischio di un aumento di capitale. La strategia finanziaria, insomma, è stata realizzata con attenzione e scrupolo. Ma la strategia di crescita industriale di Rcs? Ora via Solferino si focalizzerà su «Corriere» e «Gazzetta», in attesa che arrivi qualche compratore anche per le attività spagnole.

«il Giornale», 6 ottobre 2015
Solo Franceschini non si arrende di Luigi Mascheroni

Mondadori aveva contro un bel pezzo di intellighenzia, che in Italia o è di sinistra o non è, e alla fine ce l’ha fatta comunque. Ha acquistato il comparto libri di Rcs (e anche le librerie: la leggendaria Rizzoli di New York e la storica Rizzoli appena ristrutturata in Galleria a Milano) e la mattina dopo la sigla dell’accordo, come sempre succede nel nostro Paese delle rivoluzioni da salotto, che aveva firmato e remato “contro”, è rientrato nei ranghi obtorto collo.

I “bravi” scrittori che a febbraio firmarono l’appello di Umberto Eco sul «Corriere della Sera», cioè Rcs, sotto il titolo manzoniano Questo matrimonio non s’ha da fare…, ritenendo “pericoloso” che la Mondadori si prendesse una quota di mercato stimata attorno al 40% (e quindi non la “maggior parte” come molti continuano a sostenere), oggi hanno già smorzato i tono, fatto distinguo, riposizionato le critiche e ridotto le apprensioni. Un conto è manifestare teoricamente, un altro decidere di uscire davvero dal nuovo mega-editore. La coerenza non paga, Mondadori sì.

[…] Nicola Lagioia, premio Strega 2015 e capocorrente degli einaudiani da sempre insofferenti alla proprietà berlusconiana, ha subito dichiarato che «non ci saranno pericoli per l’indipendenza delle varie case editrici. Einaudi quando fu acquistata da Mondadori non ha perduto la sua autonomia». Insomma, consiglia a tutti gli “oppositori” di sedersi ai tavoli di Segrate senza paura. Le rivoluzioni no, ma il dissenso all’italiana a volto è un pranzo di gala.

[…] Certo. per evitare equivoci chi ha dei dubbi potrebbe passare a un piccolo editore. Ma poi dovrebbe rinunciare alla grande distribuzione e alla visibilità mediatica che i salotti tv riservano soltanto alle sigle di peso. E il sacrificio sarebbe davvero troppo oneroso.

«il manifesto», 6 ottobre 2015
Spazzolata sulla carta di Benedetto Vecchi

Il nuovo gruppo, Mondazzoli, come è stato ironicamente chiamato l’esito della fusione, evocando quelle bestie medievali nate dall’incrocio di due animali incompatibili tra loro, controllerà il 35% del mercato editoriale, diventando la prima holding dell’editoria italiana. […] Dunque, un’accelerazione nella concentrazione oligopolistica made in Italy, anche se non mancano rumors: il secondo passaggio alla “normalità”, l’internazionalizzazione, sarebbe già in cantiere e vede come probabile partnership la tedesca Bertelsmann, uno dei gruppi globali dell’editoria.

[…] La critica più dura all’operazione è venuta però da firme pesanti del gruppo Rcs che, in una lettera aperta lanciata da Umberto Eco e sottoscritta da 47 autori, chiedeva di fermare l’operazione perché potenzialmente lesiva della libertà di scelta dei singoli marchi. E visto che dietro Mondadori si staglia l’ombra di Silvio Berlusconi non poche sono state le voci che hanno parlato di un potenziale azzeramento della libertà di espressione e decisione delle case editrici del gruppo Rcs. L’esperienza degli altri paesi evidenzia però un ulteriore dato: quando c’è concentrazione editoriale, i grandi gruppi occupano la maggior parte del campo in gioco, senza tuttavia cancellare le voci “critiche” o gli scrittori “scomodi”. I grandi gruppi sono infatti “generalisti” e nei cataloghi si possono trovare autori mainstream – quelli che in gergo sono chiamati “mass market” – e scrittori e saggisti “ribelli”, che hanno anche loro un pubblico al quale non si vuole rinunciare, data la costante riduzione delle vendite:

[…] Un altro aspetto meno indagato è la crisi delle case editrici piccole e medie. Pubblicare un libro costa ancora molto, nonostante la retorica racconti che computer e tecnologie digitali avrebbero ridotto sensibilmente i costi di stampa; distribuirlo anche, farlo restare per più di dieci giorni esposto in una libreria è quasi mission impossible. Se calano le vendite, si moltiplica la stampa di titoli che hanno una diffusione limitata, quando non esistente. In un recente incontro sull’editoria indipendente svoltosi a Roma organizzato dall’associazione Doc(K)s, molti relatori hanno parlato di migliaia di libri senza lettori. Una tendenza alimentata anche dalla diffusione del self publishing, la pubblicazione in proprio di un libro avvalendosi di una delle tante imprese che lo consentono.

«La crisi del libro si risolverà solo con una trasformazione sociale» di Roberto Ciccarelli
Intervista a Gian Carlo Ferretti, critico e storico dell’editoria italiana

Quali sono le ombre?
Sono molte di più. Il processo segue una logica commerciale sempre più cogente che condizionerà il lavoro culturale delle case editrici, farà scomparire definitivamente il lavoro formativo dei redattori e degli autori insieme alla sperimentazione. Non sarà più possibile una discussione come quella che avvenne su «Il tiro al piccione» di Giose Rimanelli tra Calvino, Pavese e gli altri redattori Einaudi. La discussione su un libro che raccontava la guerra civile dalla parte della Repubblica di Salò sembrò un convegno tra critici più che una riunione redazionale. Un’altra cosa che si continuerà a perdere è che gli autori rappresenteranno sempre meno l’identità di una casa editrice. Oggi c’è un nomadismo tra gli scrittori che passano da un editore all’altro. Se si volesse delineare su una parete il loro movimento, si è passata da una linea retta a un groviglio, al zig zag. Non ci sarà un Moravia che nasce e muore con Bompiani. Né il caso paradigmatico di un Calvino che interruppe con Einaudi un matrimonio di lunga durata per la crisi editoriale. Tutto ciò non è uno scandalo, per carità. Semplicemente esprime la perdita d’identità dell’editoria.

“Mondazzoli” potrebbe fare la fine del Milan e Berlusconi, un giorno, la venderà a giganti mondiali come Bertelsmann o Murdoch?
È un’ipotesi verosimile che non va esclusa. È già avvenuto in settori molto lontani come quello alimentare. La logica di impresa potrebbe mutare questa strategia adattandola all’editoria.

Qual è il futuro della saggistica in un mercato dove si legge pochissimo e anche l’Aie, con la campagna #ioleggoperché, punta solo sul romanzo?
La saggistica di successo che sta nelle classifiche e rientra nella logica di mercato, continuerà. Lasciando da parte quella universitaria, a rischio è la saggistica di ricerca e di studio che si rivolge a un pubblico più ampio. Il maggior numero dei rifiuti editoriali avviene in questo campo. Tutti, scrittori compresi, ne hanno subìto uno da parte di un editore. Ma non c’è dubbio che i rifiuti continueranno a colpire sempre più la saggistica, costringendo gli autori a una peregrinazione continua.

«il Fatto Quotidiano», 6 ottobre 2015
Mondazzoli, così è nato il Libro Unico della Nazione di Elisabetta Ambrosi e Carlo Di Foggia

La motivazione di Rcs e i rischi del colosso
Tradotto: i 130 milioni a Rcs servivano subito, altrimenti si sballavano i conti 2015 e non coprivano i covenant da rispettare con le banche. Probabile che arrivi un sì “condizionato”, magari alla vendita di qualche pezzo, come già successo in Francia con Hachette-Vivandi, l’unica operazione (ma con una quota di mercato più bassa) paragonabile in Europa. Il rischio antitrust è in un numero: Segrate ha pagato una cifra quasi 14 volte superiore al margine operativo lordo che esprime la vera redditività dell’azienda (è di 8,8 milioni, ma sarebbe ancora più basso – 2 milioni – senza oneri e “proventi non ricorrenti”, cioè le dimissioni). Di norma non si supera mai le 6-10 volte. «Infatti in quell’assegno c’è lo scalpo del settore», spiega chi ha seguito il dossier. Un colosso simile spaventa i sindacati, potrà imporre il prezzo ad Amazon, e alla distribuzione ucciderebbe le piccole librerie e renderebbe inutili i premi letterari.

«Il Sole 24 Ore», 6 ottobre 2015
Quattro domande aspettano il test di Alessandro Plateroti

[…] La prima domanda è dunque di merito: perché non è stata subito una prenotifica all’autorità antitrust, quanto meno per ottenere un parere preliminare del deal e sugli eventuali correttivi da apportare all’operazione, cessione a terzi comprese? E che cosa è accaduto di tanto grave per sfondare in modo tanto palese i tempi prefissati per la fusione? Non solo. Come deve essere valutato lo sconto di oltre 8 milioni di euro sul prezzo finale della vendita, chiusa a 127,5 milioni rispetto ai 135 preannunciati sette mesi fa? ultimo ma non ultimo, che cosa fa pensare alla Mondadori, che si è ora assunta formalmente il rischio contrattuale di una bocciatura antitrust, che l’operazione emergerà indenne dalla verifica dell’authority? Basterà forse la cessione della casa editrice Adelphi a Roberto Calasso, annunciata domenica sera con il deal principale, a rendere meno pesante il verdetto dell’authority? E infine, quale sarà realmente il prezzo finale e quanto beneficerà davvero il gruppo Rcs da una partita il cui esito è ancora fonte di incertezza? Gli accordi con le banche impongono alla Rizzoli di chiudere il 2015 con 440 milioni di euro di debito, ma già al 30 giugno scorso l’indebitamento ammontava a 526,6 milioni: basterà la vendita dei libri per rispettare l’obiettivo? Ma soprattutto, sarà sufficiente a evitare il rischio di un nuovo aumento di capitale che molti soci non accetterebbero?

«Corriere della Sera», 6 ottobre 2015
Rcs Libri a Mondadori, sì della Borsa ma restano i dubbi di Franceschini di Sergio Bocconi

Il punto di vista di Rcs
L’accordo che al closing porterà nelle casse del gruppo guidato da Pietro Scott Covane e presieduto da Maurizio Costa 127, 5 milioni, «fa parte della nostra strategia per disporre di nuove risorse da investire nel piano che presenteremo nelle prossime settimane», ha detto ieri il direttore finanziario di Rcs Riccardo Taranto. La vendita dei libri, ha aggiunto, consentirà al gruppo di «sedersi con i finanziatori per rivedere le condizioni applicate. Ci incontreremo presto, è la prima cosa che farò». L’aumento di capitale «non è al momento sul tavolo. Il consiglio ha la facoltà di valutare se sia necessario; in questo momento non credo ce ne sia l’esigenza».

I rischi dell’operazione
Fuori dalla borsa molta attenzione si è invece concentrata sul fatto che l’operazione porterà alla creazione di un nuovo polo nell’editoria che, ai dati attuali, verrebbe a detenere il 35% circa del segmento trade […]. Secondo Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri, «Rizzoli e Mondadori sono come Coppi e Bartali, è normale che la fusione faccia clamore. In futuro nasceranno gruppi editoriali sempre più grandi. Non dobbiamo preoccuparci né opporci. È ridicolo descrivere questa operazione come una manovra autoritaria».

Il punto di vista di Mondadori
Sull’operazione di ieri è intervenuto poi l’amministratore delegato di Mondadori, Ernesto Mauri: «Per noi è frutto di una scelta strategica cui siamo giunti dopo aver condotto nel 2013 un piano di risanamento e rilancio del gruppo. Un cambio di passo che ha portato a focalizzarci sui nostri core business. Siamo pronti per una nuova fase di sviluppo».

Il punto di vista degli scrittori
Più preoccupazioni che segni di ottimismo provengono però dal mondo degli autori. «L’editoria non è un’industria come le altre. Non ha bisogno di mercato globale, né ha bisogno di colossi per sopravvivere, l’accordo è solo una speculazione», ha detto Sandro Veronesi (pubblicato da Bompiani) che il 21 febbraio ha firmato sul «Corriere della Sera» un appello con Umberto Eco e altri 46 scrittori contro l’operazione. Michele Mari (Einaudi) ritiene «inquietante» questa «concentrazione monopolistica»: «Le singole sigle non saranno mai autonome come in passato. Alla fine le case editrici tendono a diventare delle collane». Per Dacia Maraini (Rizzoli) «è un errore in generale perché il mercato dev’essere fatto nella concorrenza della pluralità». «È già accaduto tutto, i buoi sono scappati», dice Aurelio Picca (Rizzoli) «gli artisti sono fuori dal coro, solitari e non li vuole più nessuno». Secondo invece Nicola Lagioia (Premio Strega 2015, Einaudi) «le case editrici non perderanno impronta e autonomia. Einaudi non l’ha persa. Vedremo come andrà», e Giancarlo De Cataldo (Einaudi) «è nell’interesse di un colosso preservare l’autonomia dei marchi. Non credo saranno suicidi e vogliano tutti libri uguali».

Crediamo nell’Italia e investiamo. Contro la crisi bisogna essere grandi di Daniela Manca

Intervista a Marina Berlusconi

«È un atto di fiducia nel libro, certo, ma anche nell’Italia, nella creatività, nell’intelligenza, nella voglia di conoscere e di emozionarsi degli italiani, quindi, in definitiva, nel futuro del Paese e nella qualità di questo futuro. E di questo siamo molto orgogliosi». Mamma Berlusconi sorride soddisfatta […] «… la Mondadori è in grado di finanziare un’acquisizione che credo vada nell’interesse di tutti: degli operatori, dei lettori e anche del Paese. Perché credo sia nell’interesse di tutti che uno dei protagonisti della nostra storia culturale, Rcs con i suoi libri, resti italiano, e che l’editoria nazionale non diventi terra di conquista per i concorrenti stranieri».

Va nell’interesse soprattutto di Mondadori che riesce a crescere in dimensioni…
Come stanno facendo, in tutto il mondo i principali editori. Si punta in questo modo a creare sinergie ed economie di scala. […] Oggi è necessario concentrarsi sul mestiere che si sa fare meglio . E la Mondadori i libri li sa fare molto bene, sono l’attività da cui è cominciata la sua fortuna, la più antica e la più solida.

Ma il mercato dei libri è in affanno.
Anche se meno di altri, soffre a causa della crisi. Proprio per questo è importante unire le forze ed essere sufficientemente grandi. La nostra è una scelta convinta, ma anche una necessità: per aumentare l’efficienza, controllare i costi che non riguardano direttamente l’attività editoriale. E innescare così un meccanismo virtuoso: più risorse da investire sul prodotto e sulla sua qualità, allargamento del mercato, maggiori ricavi…

E le dimensioni per le quali siete già stati accusati di essere monopolisti. L’acquisizione di Rcs dovrà essere vagliata dall’Antitrust.
Naturalmente ci rimetteremo al giudizio dell’Antitrust. Vorrei però far notare che l’acquisizione comprende sia libri trade […] sia la scolastica. Che è parte molto importante dell’operazione. E per la scolastica la nostra quota rimarrà sotto il 25% in un mercato molto più frammentato e competitivo rispetto a quelli degli altri Paesi. Pensi che in Francia i primi due editori di education hanno circa l’85%, in Germania i primi tre il 95%.

Ma la polemica riguarda i libri trade.
Ci arrivo. Qui la nostra quota sarà un po’ più alta, poco sopra il 34%, ma dipende dal fatto che quello italiano è un mercato molto ristretto. La verità è che non bisogna considerare solo le quote ma anche, o forse soprattutto, il fatturato. Nelle classifiche mondiali sia Mondadori che Rcs sono sotto il trentacinquesimo posto. Siamo piccolo, troppo piccoli. Il punto centrale, lo ripeto, è quello di avere le dimensioni necessarie per poter competere con gli editori stranieri e con veri e propri monopolisti, loro sì, del calibro di Amazon. E poi, il mercato italiano, dal punto di vista dell’offerta, è davvero ricco e molto concorrenziale.

È un giudizio che non tutti condividono…
Le case editrici sono più di 4 mila, i testi in commercio quasi un milione. E su tutta la filiera sono presenti operatori come Gems, Feltrinelli, Giunti… Insomma, parlare di monopolio…

Sta di fatto che alcuni autori fra cui Umberto Eco avevano firmato un appello contro l’operazione, e lo stesso Eco ha sottolineato il potere mediatico della famiglia Berlusconi.
Non voglio polemizzare, lasciamo parlare i fatti. Siamo editori della Mondadori non da ieri, ma da 25 anni, e questa lunga storia mi pare dimostri chiaramente che tipo di editori siamo e qual è il rispetto, il rispetto più assoluto, che abbiamo sempre avuto per le prerogative degli autori, per la libertà, per il pluralismo. Pensi a tutto quel che abbiamo pubblicato in questi 25 anni, pensi a come ci siamo comportati, ad esempio, con l’Einaudi. L’abbiamo rilevata quando era in una posizione a dir poco difficile, l’abbiamo rilanciata senza intaccarne in alcun modo l’identità, anzi, rafforzandola.

Ai timori del ministro Dario Franceschini si aggiungono quelli di direttori editoriali importanti come Elisabetta Sgarbi della Bompiani, che si è detta preoccupata dell’identità delle case editrici.
Sappiamo bene che il vero valore di una case editrice sta proprio nella sua identità. Stiamo parlando di organismi vivi, ciascuno con il suo volto, la sua personalità, unica e irripetibile. […] Intaccare l’identità editoriale significherebbe distruggere il valore di quel che si è acquisito. Ma anche qui guardiamo ai fatti concreti.

Di concreto c’è che alla Mondadori si aggiunge la Rcs Libri, quali fatti?
L’organizzazione del gruppo Mondadori – parlo del trade – con Einaudi ma anche Sperling&Kupfer e Piemme. Una “federazione” di case editrici, molto diverse tra loro, ciascuna con la sua autonomia editoriale, legate dall’utilizzo di servizi comuni. Questo è il nostro modello. […]

C’è chi teme però tagli al personale.
Non abbiamo rilevato Rcs Libri per mortificarla, ma per valorizzarla. Per valorizzare il gruppo, i suoi marchi, i suoi autori e naturalmente le persone che vi lavorano.

«la Repubblica», 6 ottobre 2015
Marina Berlusconi “Mondadori-Rizzoli investimento sul Paese” di Giovanni Pons

Il punto di vista di Mondadori
Il giorno dopo l’accordo per l’acquisto della Rcs Libri i vertici della Mondadori brindano al sogno realizzato. «È un’operazione di cui siamo particolarmente orgogliosi – dichiara il presidente Marina Berlusconi – un rilevante investimento sul futuro di questo paese, da parte di una grande azienda italiana, in un settore nobile e speciale».

L’obiettivo di Mauri è di portare in due anni la redditività di tutto il settore libri al 14%, grazie a circa 10 milioni di sinergie da realizzarsi con risparmi su costi di struttura e funzionamento e con l’ottimizzazione della gestione operativa. Inoltre il nuovo gruppo ha la possibilità di estendere il business di Electa mediante l’integrazione con i libri illustrati di Rizzoli, molto venduti sul mercato americano. E conta anche su un arricchimento del portafoglio autori […]

Calasso: “Ma quali soci occulti? L’Adelphi ho ricomprata io” di Antonio Gnoli

Intervista a Roberto Calasso
Il pezzo più pregiato della collezione è rimasto fuori dalla lunga ed estenuante trattativa che si è conclusa con l’acquisto da parte della Mondadori della Rcs Libri. Adelphi è tornata ad essere un’isola. Roberto Calasso, presidente e nuovo proprietario della casa editrice, mostra un’aria rilassata.

A operazione conclusa si può parlare di libertà?
Mi pare una parola eccessiva. Non mi sembra che la situazione rispetto a prima sia cambiata.

In che senso?
Continuerò a fare esattamente quello che ho fatto da più di quarant’anni: trovare certi libri e pubblicarli in un certo modo, ben distinguibile, pensando alle copertine, alla carta, ai caratteri, alla lingua. E calcolando bene le tirature.

L’editoria sta vivendo un momento di “gigantismo”. Ritiene che la tendenza sia più economia di scala, più razionalizzazione dei costi, creazione di prodotti meno incerti?
Il mio accordo con la Rcs è un fatto che va contro alla tendenza in atto da vari decenni nell’editoria mondiale: la concentrazione di grandi gruppi. Ma perché sorprendersi? Si tratta di un fenomeno normalissimo in tutta l’industria e perciò anche in quel suo ramo minore che è l’editoria.

È innegabile che questa sia la tendenza. Come la giudica?
È un fenomeno che può dare risultati pessimi ottimi, a seconda delle circostanze, dei marchi, delle persone (sia direttori editoriali sia manager). Per esempi, la più grossa tra queste fusioni, tra Penguin e Random House, non mi sembra abbia finora dato risultati negativi. Lo dico per esperienza diretta, perché in questo gruppo ci sono due miei editori: Cape e Penguin, in Inghilterra. Il guaio dei grandi gruppi è che spesso tendono a darsi obiettivi di crescita irrealistici.

[…] 

Cosa significa aver riacquistato la maggioranza delle azioni?
Ho sempre pensato che la proprietà di una casa editrice fosse un elemento non trascurabile della sua qualità, così come lo è il numero delle copie vendute dei libri che si pubblicano. Il caso di una coincidenza fra la conduzione editoriale e la maggioranza è in questo senso esemplare. Quando la proprietà della maggioranza coincide con chi decide quali libri fare e in che modo, l’esposizione al rischio è massima e non ci sono scuse dietro cui trascinarsi. Ed è una bella sfida.

«la Stampa», 6 ottobre 2015
Il colosso si prepara a invadere la classifica del 2016 di Marco Baudino

[…] nel 2016 il nuovo gruppo potrebbe avere 55 titoli fra i 100 più venduti, una cifra superiore alla somma di tutti gli inseguitori.

È vero che le percentuali di mercato sono altra cosa (Segrate con Rizzoli libri avrebbe com’è noto il 35%), e che non sempre unendosi si sommano automaticamente i propri consensi, ma è altrettanto vero che questi numeri se confermati sarebbero piuttosto impressionanti. Gli scrittori hanno già avuto modo di preoccuparsi, dei lettori, in assenza di sondaggi, non si sa (e del resto in questo campo le reazioni coincidono con l’acquisto dei libri, dunque bisognerà spettare), gli altri editori preparano le contromosse.
Ma gli agenti letterari, tramite ormai quasi imprescindibile fra autori ed editori, devono valutare e muoversi più velocemente. Come affronteranno il gigante? «L’unica cosa certa è che questa acquisizione ha già messo in moto tutta l’editoria», dice Marco Vigevani, alla guida della neonata Italian Literary Agency – nata dall’unione di tre storiche agenzie.
Non è preoccupato: «Questo grande gruppo, per rimanere attivo, deve garantire alle singole componenti un buon tasso di autonomia, editoriale e fino a un certo punto di spesa, proprio come avviene in realtà analoghe all’estero».
Lo strapotere non la preoccupa? «A dire la verità quel che preoccupa me ed altri, e non da ieri ovviamente, è la sempre minore autonomia che nelle case editrici viene data agli editor. Succede da tempo, e possiamo chiederci se in un gruppo molto grande non sia ancora maggiore il rischio di “amministrativizzazione”, che mortifica le professionalità con una serie infinita di controlli. È vero che bisogna stare molto attenti ai bilanci. Ma anche ai libri». E a proposito di bilanci, osserva ancora Vigevani, «la Rcs-libri forse poteva proseguire da sola, ma non credo nelle condizioni societarie in cui stava».
Abbraccio inevitabile? Un altro agente importante come Roberto Santachiara non ne è convinto. «In America hanno avuto da ridire sulla fusione Penguin-Random House perché insieme raggiungevano il 26%, meno di quel che faceva il Gruppo Mondadori da solo. Siamo un Paese fatto così. Ora si sta a vedere».
Col pugnale tra i denti? «Si riunisce molto potere in poche mani. Dipende da come verrà gestito. Poi le conseguenze potrebbero essere persino favorevoli agli autori italiani». In che senso? «Uno magari si trova in una compagnia troppo numerosa e cerca altrove editori che lo valorizzino». E gli facciano ponti d’oro? «Bisogna averlo, l’oro». Mondazzoli, come i media hanno battezzato l’operazione, resta un osservato speciale. «Sta a loro decidere come usare il potere, che è un obbiettivo problema. Ma non chiamiamoli così, è una parola orrenda, triste. Proporrei Rizzandori, mi suona meglio, ha un che di virile. Che so, fa pensare al Viagra».

A cura di Lisa Destro e Francesca Faccini

Il paradiso dell’editoria

23 ottobre 2014

Se non si ha un’immagine del paradiso è difficile essere un grande editore.

Roberto Calasso, da L’impronta dell’editore

L’altra parte

12 ottobre 2013

Che cos’è un libro unico? L’esempio più eloquente, ancora una volta, è il numero 1 della Biblioteca: L’altra parte di Alfred Kubin. Unico romanzo di un non-romanziere. Libro che si legge come entrando e permanendo in una allucinazione possente.

Roberto Calasso

 

In momenti particolari, dalle risonanze più limpide, venivo anche assalito da un presagio, quasi scorresse sotterraneo un qualche arcano fluido capace di collegare fra loro tutti i viventi. Sia nel misticismo orientale sia in quello d’Occidente, si riscontrano pensieri analoghi e, fuor d’ogni dubbio, anche in certi passi di Nietzsche e Gottfried Keller. Lo stesso Jules de Gaultier, in assoluto uno dei pensatori più raffinati, sostiene una visione della vita secondo cui l’organizzazione della nostra psiche, che ha creato lo spettacolo del mondo, ha per così dire giurato a se stessa di non riconoscersi mai sotto le maschere che ha assunto, affinché non vada perso il piacere del gioco infinito che nasce dall’imprevisto. Nel mio romanzo L’altra parte, scritto già nel 1908 e comprensivo di mie illustrazioni, io stesso ho additato nessi significativi, pertinenti a tale ambito. Si potrebbe anzi utilizzare propriamente questo libro come una sorta di Baedeker per quelle contrade solo in parte conosciute. In ogni caso fu per una sorta di coazione se mi sentii obbligato a riempire di disegni fogli su fogli e a scrivere il libro — e oggi è qui l’intera opera artistica della mia vita, e forse, più di tutti, lascia stupefatto proprio me.

Alfred Kubin

Adelphiana 1963-2013

Calasso spiega l’editoria come forma

24 marzo 2013

Roberto Calasso spiega l’editoria come forma

24 marzo 2013

Calasso su Giulio Einaudi

15 marzo 2013

Giulio Einaudi è stato uno dei grandi editori europei e anche quello con il quale ci siamo trovati in evidente contrasto. Una situazione che ha fatto molto bene a entrambe le parti. Ed è particolarmente triste constatare che oggi non c’è più nulla da contrastare.

Roberto Calasso, intervista a Antonio Gnoli, la Repubblica, 15 marzo 2013

Calasso su Bazlen

26 settembre 2012

…un uomo che comprava i libri di Kafka e di Joyce nel momento in cui uscivano, per il semplice fatto che erano gli scrittori del momento. Fui lui a scoprire Svevo e a ordinare al suo amico Montale di lettere quello scrittore totalmente ignoto.

Roberto Calasso, la Repubblica, 26 settembre 2012