Posts Tagged ‘roma’

L’esule è una creatura a metà

15 novembre 2016

L’elefantino del Bernini di piazza della Minerva è uno degli amici migliori che ho nella città di Roma. Per me quell’elefantino è somalo. Ha lo stesso sguardo degli esuli. E anche la stessa irriverenza. Bernini, infuriato perché gli avevano sabotato il progetto originale, disegnò l’elefante in modo che puntasse le terga verso il vicino convento. La coda poi, quella malandrina, è leggermente spostata, come a salutare i domenicani (i frati commissionari) in maniera piuttosto scurrile!
La prima volta che vidi l’elefantino, che i romani chiamano «il pulcin della Minerva», ero con mia mamma. Ricordo che chiesi: «Ma siamo in Somalia?». Avevo visto molte puntate di Quark e sapevo che l’elefante è un animale africano. Mamma rise. Mi disse che no, quella era ancora Roma. La mia confusione durò giorni. Allora Roma è in Somalia? O la Somalia si trova dentro Roma? Quell’elefantino africano nella città confondeva tutte le mie certezze.
Nel tempo ho scoperto che quell’elefantino ha lo stesso sguardo della mia mamma. Non può tornare, non può dissetare la sua angoscia. L’esule è una creatura a metà. Le radici sono state strappate, la vita è stata mutilata, la speranza è stata sventrata, il principio è stato separato, l’identità è stata spogliata. Sembra non esserci rimasto niente. Minacce, denti aguzzi, cattiveria. Ma poi c’è un lampo. Quello che ti cambia la prospettiva.

Igiaba Scego, La mia casa è dove sono, Rizzoli

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Il futuro

12 dicembre 2015

Dentro il cerchio

Davanti all’attaccapanni accanto alla porta d’ingresso mi fermo a valutare un bastone da passeggio, un ombrello e, inspiegabilmente, un rastrello. Li escludo tutti. Gli occhiali da sole mi scivolano sul naso mentre infilo decisa le braccia nel mio cappotto, e mi tocca risospingerli più volte prima di determinare l’angolo esatto d’inclinazione della testa che fa sì che gli occhiali restino al loro posto. Poi spingo la porta; cigola potentemente, come la porta di un grande castello. Eccolo, quel famoso mondo esterno di cui tutti parlano. Il giorno torna a sorridermi. In un salto supero i due gradini e mi avvio rapida per il lungo sentiero che porta in città. Avrò tutto il tempo di costeggiare la scuola prima che la madre riporti a casa il bambino. Scommetto che ha portato il bambino in qualche bar speciale a mangiare i cannoli; lui chiacchiererà della sua nuova scuola, come una volta chiacchierava…

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Matteo Girardi, concorrente 8, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

19 febbraio 2015

Matteo Girardi, 8x8, Oblique Studio

Nome: Matteo Girardi
Racconti: Sonno

Cosa ti aspetti dalla partecipazione a 8×8?
Spero di non biascicare mentre leggo il mio racconto e che i cocktail del locale in cui si tiene la serata siano sufficientemente carichi di alcol e poveri di ghiaccio. Mi auguro anche di non ricevere giudizi troppo “negativi o duri” (come sta scritto nella mail che mi avete mandato per dirmi che ero stato selezionato per la serata).

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Ero curioso di sapere se un mio racconto avrebbe potuto attirare l’attenzione. Mi interessava il giudizio di persone che non conosco; a quelli che conosco i miei racconti non interessano.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Gargantua e Pantagruele di Rabelais perché “meglio è di riso che di pianto scrivere”, i racconti di Daniil Charms perché sono un uomo di bassa statura e “sarei disposto a tutto, pur di essere un pochino più alto”, le filastrocche e le favole di Gianni Rodari, ho un debole per Giovannino Perdigiorno.

La frase emblematica del tuo racconto:
“A ben pensare, se avessi lasciato il bollitore tutta la notte sul fuoco non avrei dovuto trovare nemmeno la cucina, ma di mattina mi viene difficile fare un ragionamento del genere”.

Manuela Piemonte, concorrente 6, 8×8, prima serata, 24 febbraio 2015

17 febbraio 2015

Manuela Piemonte, 8x8, Oblique Studio

Nome: Manuela Piemonte
Racconto: Un caffè senza fine

Cosa ti aspetti dalla serata e dalla partecipazione a 8×8?
Mi aspetto di imparare qualcosa che ancora non so sulla scrittura, magari proprio da una critica al racconto. Come quando si va ad ascoltare uno scrittore che presenta un libro, credo anche leggendo possa succedere qualcosa di imprevedibile, ed è questa parte di vita imprevedibile che aspetto. Se poi tutto questo accadesse in una serata divertente, ancora meglio.

Perché hai deciso di partecipare a 8×8?
Mi piace l’idea di ritrovarsi a leggere un proprio racconto in pubblico, e leggendo il bando di 8×8 è stata questa la caratteristica a spingermi a partecipare: è un’occasione unica di confronto, con gli altri e con sé stessi. Spesso si dice che per capire ciò che funziona o non funziona in un racconto sia meglio leggerlo a voce alta, ma leggere in questo contesto è molto diverso e mi auguro che sia stimolante. Per scrivere servono stimoli: a migliorare, a cambiare se necessario, o magari a volte serve solo capire che va bene proseguire sulla propria strada, serve la spinta a continuare.

Tre libri che hanno aggiunto qualcosa di importante alla tua vita.
Cose di Cosa Nostra, G. Falcone e M. Padovani;
Rayuela, J. Cortázar;
La fornace, T. Bernhard.

La frase emblematica del tuo racconto:
“Se potessi, lo fermerei a quando mi hai chiesto di sposarti, sai. E non ti darei mai una risposta. Resteremmo sempre lì, al ristorante. Felici, giovani, al momento del caffè. Un caffè senza fine.”

Passeggiate nostalgiche

11 marzo 2012

Mi godo Roma. Ogni sera, dalle sette alle nove e anche oltre, pensa a me intento nelle mie passeggiate solitarie. Sono il mio piacere più grande e indispensabile adesso che non sei con me.

Davide Orecchio, da “Kauder a Roma”, Città distrutte, sei biografie infedeli, Gaffi