Posts Tagged ‘Sellerio’

Lo scrittore è un couturier

24 settembre 2016

 

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Dopo ogni visita, quando stavo per andarmene, mi regalava dei libri; scrittori e scritture totalmente difformi – da Héctor Bianciotti a Irene Brin, da Max Beerbohm a Lidia Storoni Mazzolani – ma accompagnando ogni dono con lo stesso, bellissimo: «È bellissimo, verdrai, ti piacerà».
Una polimorfa passione di lettrice, che letterariamente mi spiazzava.
Quando le chiesi che cosa, al di là del suo lavoro di editrice, veramente le piacesse, mi rispose che la letteratura era per lei inscindibilmente connessa al divenire delle infinite trame della vita. E lo scrittore un couturier, che -allungando o accorciando, velando o mostrando – liberamente ricuce vita e parola: l’abito, plurale e necessario delle forme, che l’immaginario deve cucirle addosso, per rappresentarla – la vita – aggiungendo uno sguardo inedito sul mondo. Abiti e sguardi di scrittura, che l’affascinavano tutti, senza pregiudizi espressivi o limitazioni tematiche.

Maria Attanasio su Elvira Sellerio in La memoria di Elvira, Sellerio

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Cavarsela così, senza vedere se si sblocca qualcosa

16 novembre 2015

– Ti ho detto che vado a trovare un mio amico che si è messo a fare la scimmia.
– Sì, ho capito.
– E non ti pare strano?
– Mah, a dirti la verità non è che me ne freghi un granché.
[…]
– Allora?
– Allora che?
– Il mio amico. Quello che si è messo a fare la scimmia.
– Nico, non lo so. Questa sta diventando una conversazione surreale, e io detesto le conversazioni surreali. È per questo che faccio l’agente.
– E allora te la cavi così?
– Te la cavi così come?
– Un tuo amico si mette a fare la scimmia e la cosa più intelligente che ti viene da dire è «io detesto le conversazioni surreali»?
[…]
(a un tassista)
– Il mio amico. Quest’estate si è messo a fare la scimmia e non ha più smesso. Sto andando da lui per vedere se si sblocca qualcosa – disse Nico.

Pietro Grossi, “La scimmia”, da Pugni, Sellerio

Talento o chiacchiere

31 luglio 2015

E d’un tratto mi ritrovai lì su quel quadrato a ballonzolare nell’angolo, i guantoni stretti al mento come per pregare, gli occhi chiusi, i riflettori sopra la testa, e davanti e tutt’intorno al ring quelle file di sedie e quei corridoi pieni zeppi di gente che beveva birra e parlava e osservava in silenzio e rideva e si concentrava e nell’aria descriveva figure con lo sguardo eccitato. Tutta quella gente venuta lì per vedere noi, per vedere me, per vedere questa ballerina di cui tanto si era parlato, questo principe del quadrato che come un vero padrone si faceva vedere poco e montava leggende. Erano venuti lì per vedere se davvero valeva la pena raccontare e credere alle storie o ancora una volta e come sempre la realtà avrebbe distrutto la novella, come un padre picchia un ragazzino che dice una bugia, un ragazzino che mente per vivere una vita diversa dallo schifo che ha intorno. Erano lì per vedere una sfida tra il sogno e la realtà, tra il mondo e ciò che vorremmo che fosse. O forse volevano solo vedere una volta per tutte se vince il talento o la fatica, e se in fin dei conti il talento esiste davvero o è solo figlio delle chiacchiere.

Pietro Grossi, Pugni, Sellerio

Baroncelli su De Staël: cos’è una vita se non sai più dipingerla?

26 novembre 2014

Antibes, 16 marzo 1955
Sta nella sera, che scende con il passo di un araldo. Scrive. Al suo mercante, Jacques Dubourg, scrive: “Non ho la forza di finire i miei quadri”. Lascia sul cavalletto l’abbozzo del Concert, musica ferita. Apre la finestra del suo studio e si butta disotto, su quelle mura di pietra in faccia al mare. Cos’è una vita se non sai più dipingerla?

Eugenio Baroncelli su De Staël, tratto da Falene, Sellerio

Nostalgia per ciò che è fuori

22 dicembre 2012

Il suo, di io, lo chiuse nei manicomi, che, come diceva Canetti, sono i conventi dell’età moderna. Una volta, mentre passeggiava con Seelig, vide un giovane frate affacciato alla finestra di un convento, e commentò: “Lui ha nostalgia per ciò che è fuori, noi per ciò che è dentro”. Un’altra volta disse: “Che uno scrittore diventi qualcuno non fa che degradarlo alla condizione di lustrascarpe”.

Eugenio Baroncelli, “Robert Walser, l’uomo che entra in tutti i miei libri”, Falene, Sellerio

Il pubblico della memoria

30 agosto 2012

Lo immagino più intelligente, più colto, più colto, più pignolo di me. Lo temo moltissimo: questo lettore anonimo è il mio padrone.

Leonardo Sciascia, a proposito del pubblico della sua collana La memoria di Sellerio

È un mestiere d’umiltà

13 febbraio 2012

Un editore deve stare quanto più silenzioso, nascosto, taciturno. Il nostro è un mestiere d’umiltà, ma in pochi lo intendono così. È servizio, non protagonismo.

Elvira Sellerio