Posts Tagged ‘storia della mia gente’

Scott e Zelda

31 ottobre 2017

a10ea931635ca81e8c604f472d5d0663.jpg

Ah, Fitzgerald!
Da ragazzo, Scott (perché nessuno all’infuori di sua madre lo chiamò mai Francis) scriveva di Zelda: “Mi sono innamorato di un turbine di vento, e devo tessere una rete grande abbastanza da imprigionarlo e cacciarlo via dalla mia testa, una testa piena del tintinnio di monete che sfuggono via, l’incessante carillon del povero…”. E Zelda sembrava rispondergli, molti anni dopo, in una lettera dalla clinica psichiatrica svizzera in cui era finita: “Scott, ti amo più d’ogni altra cosa sulla terra e, se ti sei offeso, io sono disperata. Ti prego, amamai. La vita è molto confusa. Io ti amo”.

Edoardo Nesi, Storia della mia gente, Bompiani

 
Il momento in cui sono arrivato più vicino a lasciarti è stato quando in rue Palatine mi hai detto che ero un frocio, ma a quel punto qualunque cosa dicessi suscitava in me una sorta di pena spassionata nei tuoi confronti. Nonostante la tua brillante capacità d’osservazione e la tua intelligenza superiore, riesco a indovinare, senza prove e persino con un certo stupore, perché e da dove è nata quella scorciatoia mentale. Vorrei che Belli e dannati fosse un libro scritto con maturità, perché è tutto vero. Ognuno ha distrutto se stesso, ma non ho mai pensato che ci siamo distrutti a vicenda.

Sarà un capolavoro. Lettere all’agente, all’editor e agli amici scrittori, minimum fax, a cura di Leonardo Luccone, traduzione di Vincenzo Perna

Annunci

Il rumore della scrittura di Nesi

29 maggio 2011

Chi non è mai entrato in una tessitura che lavora non può capire quanto rumore possa fare. Il rumore di una tessitura è una cosa densa, quasi solida. È un’onda che ti investe, un vento che ti ingobbisce. Il rumore di una tessitura ti fa socchiudere gli occhi e sorridere, come quando si corre mentre nevica. Il rumore di una tessitura ti fa trattenere il respiro, come ai neonati quando gli soffi in faccia. Il rumore di una tessitura è continuo e inumano, fatto di mille suoni metallici sovrapposti, eppure a volte sembra una risata. Il rumore di una tessitura non ha origine e pare venire dalla terra o dall’aria, perché da lontano i telai sembrano immobili. Il rumore di una tessitura tocca e spesso supera i novanta decibel, e confonde e assorda chi non si mette i tappi nelle orecchie, come il canto delle sirene che perse i compagni di Ulisse. Il rumore di una tessitura somiglia al clangore di un esercito immane che avanza verso di te, al ronzio di un gigantesco alveare. A volte, quando è molto lontano, lo si può scambiare col rombare dei temporali. Il rumore della tessitura non si ferma mai, ed è il canto più antico della nostra città, e ai bambini pratesi fa da ninnananna.

Edoardo Nesi, Storia della mia gente, Bompiani