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Tre tipi di scrittori secondo David Foster Wallace

12 luglio 2013

Wallace era dell’opinione che gli scrittori contemporanei andassero divisi in “tre squallidi filoni”, corrispondenti a tre diverse reazioni all’insidiosità del potere televisivo. Nel primo trovavano posto i giovani avanguardisti del Brat Pack letterario come McInerney ed Ellis, che secondo Wallace praticavano un “nichilismo alla Neiman Marcus strombazzato attraverso yuppies dagli stipendi a sei cifre e la loro progenie dall’abbronzatura artificiale e moralità inesistente”. Il secondo filone era rappresentato dai minimalisti; Wallace definì il loro stile come “Realismo catatonico anche detto Ultraminimalismo anche detto Carver malriuscito”. Il terzo filone comprendeva chiunque altro Wallace avesse mai letto, in particolare gli scrittori prediletti dai suoi insegnanti in Arizona. Questi autori praticavano un “ermetismo da workshop, narrativa per la quale il complimento più alto presuppone le parole ‘competente’, ‘rifinito’, ‘senza problemi’, narrativa sulla quale le pre- e proscrizioni da Programma di scrittura incombono con la forza occlusiva degli orizzonti: niente personaggi senza traumi freudiani in un passato accessibile, senza descrizioni fisiche paradiagnostiche; niente immagini che non sfumino nella metafora updikeana d’ordinanza; niente attacchi senza una scena a forte tinti che ‘mostri’ quello che viene ‘detto’; niente epiloghi se prima non si verifica un’epifania preannunciata da un Freytag qualunque su un Macintosh qualunque”.

D.T. Max, Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi, Einaudi Stile libero