Posts Tagged ‘Vite inattese’

Marco Simoncelli ha vinto poco ma è come se avesse vinto tutto.

28 dicembre 2013

Ognuno ha dovuto sacrificare qualcosa al proprio sogno, ma è un sacrificio che fa sgorgare pura felicità. Il sogno di vincere con le moto grosse per Marco. Il sogno di pubblicare libri per me. Il sogno ti può schiacciare se smetti di sognarlo. Il sogno deve essere sempre sognato per sfavillare meraviglia. Continuo a scrivere perché è come se dovessi ancora esordire, perché è come se non avessi pubblicato niente. Solo così posso continuare a stare nel fervore. Ho vinto poco, praticamente niente, ma scrivere è già la mia vittoria. Marco ha vinto poco ma è come se avesse vinto tutto.

Emanuele Tonon, I circuiti celesti, 66thand2nd

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Felici da dimenticare

16 novembre 2013

I grandi, dentro il recinto, si ubriacavano, noi, furtivi, ci aggiravamo armati di taniche e tubo di gomma. Svitavamo il tappo del serbatoio, infilavamo il tubo trasparente, un soffio forte e poi via di aspirazione. Ci arrivava in gola, la miscela, infilavamo il tubo fulmineamente nella tanica, facevamo scorrere il liquido prezioso mentre sputavamo i residui che ci sballavano per qualche secondo. Eravamo così poveri che la miscela era oro. Ma eravamo felici, ci era dato di dimenticare i banchi di scuola, ci era dato di dimenticare la fabbrica, i campi. Tornavamo a casa stonati, attraversando il buio delle stradine di campagna, molti di noi finivano inevitabilmente nei fossi. Qualcuno è andato a morire, qualche anno dopo, dilaniandosi o carbonizzandosi contro un muro, quando giunse il tempo delle automobili.

Emanuele Tonon, I circuiti celesti, 66thand2nd

La correttezza del barone von Cramm

5 giugno 2013

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Tra gli spettatori erano in molti a ricordarsi il modo in cui si era comportato due anni prima, nella finale interzone del 1935, giocata nel campo uno sempre contro gli americani. Nel doppio decisivo von Cramm aveva dovuto compensare un compagno decisamente più debole, Kai Lund, contro l’esperta coppia americana formata da Wilmer Allison e John van Ryn. In quello che Allison avrebbe definito «il più grande doppio giocato da un solo tennista» che avesse mai visto, von Cramm portò la sua squadra per cinque volte al match point. Nell’ultimo dei cinque, servì una prima potentissima che Allison riuscì a ribattere a stento. Lund, nella posizione più comoda del mondo, cedette alla pressione e affondò la volée in rete. Sfasciò la racchetta sull’erba per la frustrazione, ma «l’espressione di von Cramm non cambiò. Né contrariato né deluso, con la serenità del suo temperamento incoraggiò il compagno stanco». Poi, nello scambio successivo, Lund sembrò mettere a segno un punto che regalava alla Germania il sesto match point, ma von Cramm, «cavaliere nell’anima» come lo definì un inviato, si rivolse al giudice di sedia e con estrema calma gli disse che la palla, prima che Lund la colpisse, aveva sfiorato la sua racchetta. Non se ne erano accorti né il giudice di sedia né gli altri giocatori. Il punto fu assegnato agli americani, che poi sconfissero i tedeschi e raggiunsero il challenge round.
Più tardi, negli spogliatoi, fu avvicinato da un rappresentante della federazione tedesca che gli ricordò che mai prima di allora i tedeschi erano arrivati così vicini al titolo. Nel tentativo del 1914, Froitzheim e Kreuzer erano finiti prigionieri di guerra. Ventun anni più tardi, la Germania aveva avuto un’altra occasione d’oro per raggiungere il challenge round – con il doppio si sarebbe portata sul 2-1 e di certo von Cramm avrebbe fatto il punto decisivo nel singolare del giorno dopo – e lui aveva deciso di sprecare quell’occasione! Aveva deluso i suoi compagni e il suo paese.
Von Cramm, con l’eleganza e il contegno che gli erano propri, non si scompose. «Il tennis è uno sport per gentiluomini» disse «e io gioco così dalla prima volta in cui ho preso una racchetta in mano. Lei crede che stanotte riuscirei a dormire sapendo di aver toccato la palla senza dire niente? Mai, perché avrei violato i princìpi su cui si basa questo gioco. Non penso di deludere il popolo tedesco. Al contrario, penso di fargli onore».

M.J. Fisher, Terribile splendore, 66thand2nd