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Ogni cosa al suo posto

“disegnò degli omini stilizzati sulla cartina. questi siamo noi, disse. il bambino tracciò col dito la strada fino al mare. quanto ci vorrà per arrivare qui?, chiese.
due settimane, tre.
è blu?
il mare? non lo so. una volta lo era.
il bambino annuì. rimase a studiare la cartina. l’uomo lo guardava. gli sembrava di capire come si sentiva. da piccolo anche lui rimaneva incantato davanti alle cartine, con un dito sulla città in cui abitava. così come gli piaceva cercare i parenti sull’elenco del telefono. loro in mezzo agli altri, ogni cosa al suo posto. giustificati nel mondo”.
(da: cormac mccarthy, la strada, einaudi)

Nessuna Risposta to “”

  1. rpalmieri Says:

    che dolore. questo libro devasta, poi risolleva, poi devasta, poi risolleva…

  2. rpalmieri Says:

    “Il mondo che si riduceva a un nocciolo nuovo di entità analizzabili. I nomi delle cose che seguivano lentamente le cose stesse nell’oblio. I colori. I nomi degli uccelli. Le cose da mangiare. E infine i nomi di ciò in cui uno credeva. Più fragili di quanto avesse mai pensato. Quanto di tutto questo era già scomparso? Il sacro idioma privato dei suoi referenti e quindi della sua realtà“

  3. anonimo Says:

    vero. raramente ho letto un’opera così dolorosa. così spaventosa. così perfetta. narrazione assoluta, niente orpelli, una scrittura che non fa sentire il proprio peso, uno scrittore che scompare dietro luoghi e personaggi – testimone, come gli autori dei libri sacri, come chi trascrive qualcosa che gli è dettato da una forza sovrannaturale. l’idea non è nuova, né la scelta di un padre e di un figlio: ma questo è il libro dell’apocalisse che nessuno era ancora riuscito a scrivere.
    Ric

  4. anonimo Says:

    E cosa accade se scorrendo il dito sull’elenco non lo si trova al suo posto?

  5. anonimo Says:

    Mi spiego meglio: cosa succede se scorrendo il dito sull’elenco non si trova il proprio nome al suo posto?

  6. jackres Says:

    auguro a ciascuno di trovare la strada che porta al proprio mare.

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