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Se la realtà è un cinema in natura

Ho definito in un titolo il cinema come «lingua scritta dell’azione». E volevo dire che: la realtà è un cinema in natura (io mi rappresento a te, tu ti rappresenti a me: io sono un’inquadratura per Aprà e Aprà è un’inquadratura per me: due inquadrature fisse, ora, che siamo seduti, ma che può diventare un piano-sequenza o una panoramica quando ci alzeremo da qui e riprenderemo il giro delle nostre azioni). Questo cinema in natura che è la realtà, è in effetti un linguaggio («È la semiologia della realtà che bisogna fare!» – questo è lo slogan che vado gridando, tra me, da mesi): un linguaggio simile in qualche modo al linguaggio orale degli uomini: il cinema è così – attraverso la sua riproduzione della realtà – il momento scritto della realtà.

Pier Paolo Pasolini, "Un’invisibile macchina da presa", Cinema & Film, inverno 1966-67

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