Il muro di mattoni

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Mi piaceva il mio piccolo pertugio
e la sua finestra che guardava un muro di mattoni.
Nella stanza accanto c’era un piano.
Un paio di sere al mese
un vecchio sgangherato ci veniva a suonare
“My Blue Heaven”.

Il più delle volte, però, tutto era tranquillo.
Ogni camera aveva il suo ragno in pastrano pesante
intento a catturare la sua mosca nella rete
tra fumo di sigarette e fantasie.
Era così buio
che non riuscivo a vedermi nello specchio del lavandino.

Alle 5 del mattino il passo dei piedi nudi al piano di sopra.
Lo “Zingaro” che legge la fortuna,
al negozio giù all’angolo,
se ne va a pisciare dopo una notte di sesso.
Una volta, anche il pianto di un bambino singhiozzante.
Era così vicino che per un momento
pensai che a singhiozzare fossi io.

Charles Simic, Hotel Insomnia

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