Speriamo che piaccia all’ignoto redattore

24 February 2012 by

L’idea che la letteratura sia un gesto disperato e solitario, che può esistere in una sorta di vuoto pneumatico è non solo sbagliata, ma del tutto irrealistica.
Chi invia un testo a una casa editrice, nella stragrande maggioranza dei casi, nella lettera di accompagnamento non offre notizie di sé, della sua storia, non dice chi è, che cosa fa, perché si è deciso a scrivere. Si limita a perorare la causa della sua pubblicazione, pretende ascolto. L’editore si trova di fronte a un dattiloscritto senza storia: del suo autore ignora l’età, la professione, le esperienze e ha spesso il dubbio che la scrittura sia soprattutto uno sfogo, una forma di compensazione rispetto a qualche frustrazione, a qualche oscura nevrosi.
L’invio del manoscritto all’editore sembra una scommessa: chissà mai che non piaccia all’ignoto redattore.
Certo anche nel deserto cresce talvolta un fiore, ma è un’0ccasione così rara che non vale generalmente la pena di coltivare le dune di sabbia.

Maria Grazia Ciocchetti, L’autore in cerca di editore, Bibliografica

Oggetti cari #1

24 February 2012 by

20120224-090649.jpg

Non è cambiato niente

23 February 2012 by

Il pubblico non ci segue. Non sappiamo scrivere libri che interessino vivamente la maggioranza dei lettori. [...] Decadimento, dunque, impopolarità. Vero. Ma tutta colpa degli autori? Non credi anche tu che a questo decadimento, a quest’impopolarità abbia contribuito per la sua parte l’eccesso delle traduzioni? Quando gli autori italiani si sono visti alquanto abbandonati da una parte dei lettori che più volentieri, per ragioni varie, si rivolgono alle versioni, non credi tu che la loro capacità artistica ne abbia sofferto?
[...] Di più c’è questo: che sempre c’è in certa letteratura d’importazione un gusto piccante, un aromatico pigmento, il quale manca alla letteratura italiana, e il palato che si abitui a quella cucina finisce per trovare insipida la miglior tavola casalinga. Bisogna infine aggiungere che alla letteratura straniera vien quasi fatto un trattamento di favore, perché le si permettono libertà di solito non concesse alla letteratura nazionale, e licenze assolutamente ingiustificabili.

Michele Saponaro, fine anni Trenta

8×8, prima serata, 6 marzo 2012, i selezionati

23 February 2012 by

Gli autori e i racconti selezionati per la prima serata di 8×8, martedì 6 marzo 2012 (presso Le Mura, via di Porta Labicana, 24, Roma; casa editrice madrina Elliot), sono:

Marco Bifulco, La regola del fuorigioco;
Fabio Cozzi, L’ultimo giocatore in campo;
Livia Del Gaudio, Come un frutto;
Emiliano Fonseca, Sepia officinalis;
Barbara Gigli, Occhi lucidi;
Luca Lampariello, La Bella Addormentata;
Sara Meddi, Vin Diesel;
Luca Sbordone, La fame.

8x8, 2012

Media partner di Oblique per questa edizione di 8×8 sono:

via dei serpenti 
ghigliottina

Scheda promozionale Mondadori anni Trenta

23 February 2012 by

Prove

22 February 2012 by

– […] Perché non provi a capirmi?
– Ci sto provando, – le dissi.
– Non basta, – rispose.

Libreria #2

22 February 2012 by

20120222-091605.jpg

Non capirsi è terribile

21 February 2012 by

Vuoi lavorare in una casa editrice? vuoi fare il redattore? l’ufficio stampa?

21 February 2012 by

Corso principe per redattori editoriali. Per maggiori informazioni vai qui.

Il ricordo contraddice la memoria

21 February 2012 by

Il ricordo ama giocare a nascondino come i bambini. Si rintana. È incline all’adulazione e gli piace abbellire, spesso senza necessità. Contraddice la memoria, che si comporta con pedanteria e vuole avere litigiosamente ragione.
Se viene molestato con domande, il ricordo assomiglia a una cipolla che vorrebbe essere sbucciata perché, carattere dopo carattere, possa venire allo scoperto quanto c’è di leggibile: di rado univoco, spesso in scrittura a specchio o comunque enigmaticamente confuso.
Sotto la prima tunica, ancora secca e cricchiante, si trova la successiva che, appena staccata, ne libera una terza, umida, sotto alla quale una quarta, una quinta attendono e bisbigliano. E tutte quelle successive trasudano parole troppo a lungo evitate, anche disegni a ghirigori, quasi che qualcuno, volendo fare il misterioso fin da giovane, quando la cipolla era ancora in germoglio, avesse cercato di codificare se stesso.
Già si risveglia l’ambizione: questi scarabocchi devono essere decifrati, quel codice forzato. Già viene confutato ciò che di volta in volta vuole avere fondamento di verità, perché spesso la bugia o la sua sorellina minore, la voglia di barare, costituisce la parte più inalterabile del ricordo; messa sulla carta suona credibile e ostenta particolari che dovrebbero avere l’esattezza di una fotografia: in assenza di vento, il tetto di cartone catramato della rimessa nel cortile interno della nostra casa, sfarfallante sotto la canicola di giugno, sapeva di caramelle d’orzo…

Günter Grass, Sbucciando la cipolla, Einaudi


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 3,061 other followers