L’idea che la letteratura sia un gesto disperato e solitario, che può esistere in una sorta di vuoto pneumatico è non solo sbagliata, ma del tutto irrealistica.
Chi invia un testo a una casa editrice, nella stragrande maggioranza dei casi, nella lettera di accompagnamento non offre notizie di sé, della sua storia, non dice chi è, che cosa fa, perché si è deciso a scrivere. Si limita a perorare la causa della sua pubblicazione, pretende ascolto. L’editore si trova di fronte a un dattiloscritto senza storia: del suo autore ignora l’età, la professione, le esperienze e ha spesso il dubbio che la scrittura sia soprattutto uno sfogo, una forma di compensazione rispetto a qualche frustrazione, a qualche oscura nevrosi.
L’invio del manoscritto all’editore sembra una scommessa: chissà mai che non piaccia all’ignoto redattore.
Certo anche nel deserto cresce talvolta un fiore, ma è un’0ccasione così rara che non vale generalmente la pena di coltivare le dune di sabbia.
Maria Grazia Ciocchetti, L’autore in cerca di editore, Bibliografica







