8×8, i racconti editati e la finale

15 May 2013 by


La finale nazionale si svolgerà sabato 18 maggio ore 20,30 presso il Salone del libro di Torino, Spazio incontri. Si contenderanno la vittoria finale:

- Orso Jacopo Tosco (La  farcitura), editato da Dario Rossi (Transeuropa). Leggi il racconto editato;
- Valentina Maini (Tadan), editata da Alessandra Penna (Newton Compton). Leggi il racconto editato;
- Marco Piazza (Gunkanjima), editato da Raffaella Lops. Leggi il racconto editato;
- Emanuele Boccianti (La sindrome dello stormtrooper), editato da Linda Fava (Isbn). Leggi il racconto editato;
- Domitilla Pirro (Sote’), editato da Matteo Alfonsi (Indiana). Leggi il racconto editato.

Leggi i racconti arrivati in finale. Guarda cos’è successo durante le prime cinque serate.Guarda divertente il video riassuntivo.

In giuria: Leonardo Luccone, Alessandro Beretta, Bernardino Sassoli, Martino Gozzi.

Kimay

1 May 2013 by

Ho un piccolo televisore in bianco e nero nella mia stanza nuova, fuori dal campus. Acceso tutto il giorno. Un appendino di metallo infilato dentro l’antenna spezzata mi aiuta a prendere meglio il segnale. De Klerk si fa indietro, balbettando, tutto kimay e sulla difensiva. Cataste di corpi nello Zululand. Chris Hani è il portavoce arrabbiato della sinistra, amato dai giovani. Lui mette addosso il terrore ai sudafricani bianchi. A loro piace Mbeki, che parla pacato e fuma la pipa. Tra i candidati c’è anche Ramaphosa, per la generazione del dopo Mandela, il quale sta invecchiando.
Nell’ultimo anno, mentre mi allontanavo da tutto e da tutti, mi sono trasferito dal dormitorio del campus in un casottino di una stanza a Southernwood, un sobborgo vicino all’università. Non so cos’è successo. Tutt’a un tratto, ho cominciato a muovermi al rallentatore, ad andare sempre meno a lezione, e ora ho smesso del tutto di uscire dalla mia stanza.

Binyavanga Wainaina, Un giorno scriverò di questo posto

Un Gray per niente grigio e non sfumato

28 April 2013 by

Gray non si aspettava di incontrare l’ex marito; non si aspettava neppure di non incontrarlo. John Volstead – il futuro morto – aveva rinunciato al mondo. Ormai si accontentava di mettere in ordine i suoi libri. Ogni tanto, quando l’occasione gli veniva servita su un piatto d’argento, rifilava all’interlocutore una o due fandonie, ormai l’espressione privilegiata, se non esclusiva, del suo talento. Quindici anni prima aveva conosciuto un successo clamoroso con un romanzo intitolato I narcisisti anonimi. Da allora non aveva più pubblicato una riga. Sosteneva di lavorare a un libro, una sorta di Grande opera: gli altri, ovviamente, erano tenuti a reggergli il gioco per pura cortesia.
In realtà non scriveva. (Non fa niente dalla mattina alla sera, disse Anna). Eppure, benché non scrivesse più da mesi, se non da anni, il suo status di autore non lo abbandonava; la sua aura non faceva che scemare, senza però scomparire del tutto – era se midimenticato, semiromanziere; e nel suo caso, quest’ultimo termine sembrava avere la semivita del plutonio. Tutti quanti (le persone che lo circondavano; lui per primo) si sarebbero sentiti sollevati nel vederlo intraprendere un’altra carriera. Ma John Volstead sembrava condannato a essere uno scrittore, pur senza scrivere.

Jakuta Alikavazovic, La bionda e il bunker, 66thand2nd

La lingua straniera per Jumpha Lahiri

16 April 2013 by

“L’estate scorsa, in Italia, come per un riflesso condizionato, ho cominciato a scrivere in italiano nel diario. Pieno di sbagli e soddisfazioni, perché sono riuscita a tornare al momento in cui ho cominciato a scrivere quando ero piccola. La cosa più viva nel mondo è una lingua straniera. [...] L’inglese è la mia lingua, ma non è la mia lingua madre. Quando ero piccola ho cominciato a parlare in bengalese che, secondo i miei genitori, doveva essere la mia lingua. Poi, ho tradito il bengalese per l’inglese. E adesso? Questa è una seconda ribellione, un tradimento verso me stessa. L’inglese era un tradimento verso i miei, la famiglia, questo è un tradimento verso di me. So che è un procedimento molto difficile. Sinuoso [...] curvoso, si dice?”

Jumpha Lahiri, intervistata da Luca Mastrantonio per “La Lettura” del Corriere della Sera, 14 aprile 2013

Lei non sa che lui sa

26 March 2013 by

Ti attribuisco crimini inventati, adultèri, un’esistenza orgiastica. (Sto invecchiando). Scrivo le trame di libri che non scrivo. Una donna (diciamo, per convenzione, bionda) davanti a una biblioteca. Non ha un’aria colpevole, benché lo sia. Approfitta delle rare assenze del marito per mettersi alla ricerca dei negativi incriminanti. Lei lo conosce bene e sa che deve aver preferito tenerli a portata di mano piuttosto che affidarli al buio di una cassaforte. Lei lo conosce bene; apre i libri ad uno ad uno. Ma il fatto che lui riorganizzi la biblioteca cambiandoli sistematicamente di posto non la aiuta affatto.
(Lei non sa che lui sa).

Jakuta Alikavazovic, La bionda e il bunker, di prossima pubblicazione per 66thand2nd

Calasso spiega l’editoria come forma

24 March 2013 by

Roberto Calasso spiega l’editoria come forma

24 March 2013 by

La sensazione che tutto sia già stato detto

22 March 2013 by

Aspetta il tradimento; si aspetta che gli venga dall’esterno, da te naturalmente, quando sono le sue forze ad abbandonarlo. Di nuovo una lotta per non voltarsi, per nessuna ragione. Di nuovo finisce per voltarsi. Non ha più una voce – non riesce più a esprimersi con parole sue, tutto viene da fuori, non gli rimane che compilare liste. Ha la sensazione che tutto sia già stato detto. Tutto potrà essere, e sarà, utilizzato contro di voi. Tutto è un cliché. Tutto è minaccioso e forse ingannevole. Quando io volevo solo dormire incollato a te.

Jakuta Alikavazovic, La bionda e il bunker, 66thand2nd

Piaceri da bunker

22 March 2013 by

Quando si è parlato di luna di miele, tu hai detto Hawaii, perché in fondo eri una ragazza semplice, più calorosa e più cupida di quello che sembrava. Preferirei un rifugio antiatomico, ho detto io. Hai creduto che scherzassi. Tutte le volte che ti ho confidato le mie paure più intime e più meschine ho fatto in modo (tono, costruzione della frase, linguaggio non verbale) di farti credere (nel momento stesso in cui mi mettevo a nudo, in cui mi sentivo più vulnerabile) che ero ironico. È il mio modo di nascondermi. In ogni caso tu mi leggevi nei pensieri; e così quello era l’unico sistema per imbrogliarti. Oggi forse lo rimpiango.

Jakuta Alikavazovic, La bionda e il bunker, traduzione di Elena Sacchini, 66thand2nd

La morte è come una città scomparsa

19 March 2013 by

La morte è un po’ come una città scomparsa, come attraversare un passaggio che una volta era familiare ma che è stato trasformato radicalmente. È stato un errore pensare che la vita fosse come la terra solida che campestavo, e che ogni giorno avrei potuto percorrere i miei passi sullo stesso suolo. Perdere te — proprio te, che eri alle fondamenta del mio mondo — ha reso tutto il resto così precario, mi ha lasciata a vagare come un fantasma nella mia stessa vita.

Helen Humphreys, Notturno, Playground, traduzione di Fabio Viola


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